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foto cuore fermoOspedale di Forlì, primo caso di donazione organi a cuore fermo

E’ la prima volta che accade all’ospedale di Forlì e ha suscitato grande entusiasmo e soddisfazione. Si tratta della prima donazione di organi a cuore fermo. Normalmente la donazione viene effettuata da donatore in morte encefalica, quindi a cuore ancora battente. In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo e, di conseguenza, il processo di donazione, con una procedura clinico chirurgica di alta complessità, ha richiesto un elevato livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse.

“La collaborazione, da tempo in atto, fra le Unità Operative di Anestesia e Rianimazione di Forlì e Cesena – spiegano i medici - ha permesso di realizzare la prima donazione di organi a cuore fermo all'interno dell'ospedale Morgagni, prelievo eseguito su un paziente deceduto presso la Rianimazione dello stesso ospedale. In questo caso la generosa volontà, favorevole alla donazione, espressa dei familiari del paziente, ha consentito di avviare una serie di complesse procedure che hanno impegnato molteplici figure professionali di entrambi i nosocomi. Un grande ringraziamento anche va al Centro Coordinamento Trapianti regionale, diretto dalla dottoressa Gabriela Sangiorgi e all'équipe dei trapianti di Modena, diretta dal professor Fabrizio Di Benedetto”.

I due reparti di Anestesia e Rianimazione hanno realizzato in piena collaborazione l'intero percorso. Dall'Ospedale di Cesena sono giunti a supporto dei colleghi di Forlì l'ECMO team e vari professionisti (medici, infermieri e tecnici), già esperti in materia di preservazione della funzione degli organi da prelevare nei casi in cui il decesso avvenga per arresto cardiaco e non per morte cerebrale. L'Ecmo, ossigenazione extracorporea a membrana, è una tecnica che supporta le funzioni vitali mediante circolazione extracorporea, aumentando l’ossigenazione del sangue, riducendo i valori ematici di anidride carbonica, incrementando la gittata cardiaca ed agendo sulla temperatura corporea. Permette, in condizioni di severa insufficienza respiratoria e/o cardiaca, di mettere a riposo cuore e polmoni sostituendone la funzione ventilatoria e di pompa.
“La donazione di organi e tessuti a cuore fermo – spiegano i medici forlivesi e cesenati - rappresenta una reale possibilità di aumentare considerevolmente il numero di organi disponibili per il trapianto e può portare a ridurre notevolmente i tempi di attesa dei molti pazienti in lista per il trapianto. Riteniamo che questo successo abbia alle basi un percorso iniziato anni fa dall'amico dottor Giorgio Gambale, che ha creduto nel valore della collaborazione e del rispetto delle varie professionalità. Un ringraziamento a tutti i professionisti medici, infermieri, tecnici di Forlì e Cesena, coinvolti nella realizzazione di questo difficile caso”.

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