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giorgio maltoniGiorgio Maltoni, gigante della cultura della donazione

La scomparsa del prof. Giorgio Maltoni, spentosi lo scorso 8 ottobre all’età di 92 anni, rappresenta una perdita non solo per tutto il comparto sanitario forlivese, in quanto fu per tantissimi anni (dal 1968 fino all’inizio degli anni ‘90) primario del Reparto di Urologia del “vecchio” Ospedale Morgagni di Forlì, quanto piuttosto per il contributo offerto al volontariato forlivese. Maltoni, infatti fu presidente per oltre vent’anni, dal 1972 al 1996, dell’Avis di Forlì ed instancabile promotore delle sezioni della medesima associazione nell’entroterra.

Fu, inoltre, fra i fondatori della sezione “Claudio Matteucci” dell’Associazione italiana donatori organi (AIDO), di cui oltre ad essere stato presidente per diversi mandati, ha certamente avuto un ruolo chiave, nella sua duplice veste di volontario e professionista della sanità, nella promozione e nella diffusione della cultura del dono degli organi, una sensibilità che Maltoni, prima di altri, ha maturato interiormente e promosso con grande convinzione all’interno della comunità forlivese. Coloro che hanno condiviso con lui l’impegno in AIDO lo ricordano come un uomo ricco di grande umanità, con la capacità di valorizzare ogni persona e di farla sentire unica e insostituibile, doti che lo hanno reso per lunghissimi anni un saldo punto di riferimento per l’associazionismo e il volontariato. Il suo è stato vero e proprio impegno civico, portato avanti con approccio educativo e grande capacità organizzativa, seguendo una missione orientata ad aiutare il prossimo. Grazie a questa instancabile azione, la cultura del dono (sia quello del sangue che quello degli organi) ha messo radici solide sul nostro territorio con uno sviluppo associativo certamente superiore che in altre aree italiane.

Maltoni aveva molto sviluppato anche il concetto del ringraziamento dei donatori: negli anni ‘90 organizzava, in qualità di presidente di AIDO, un evento biennale che si svolgeva presso Villa Prati di Bertinoro, dove invitava, oltre alle autorità locali, i famigliari dei donatori di organi e donava loro un ricordo in memoria dei propri congiunti scomparsi, ringraziandoli per la donazione, grazie alla quale si era donata una nuova possibilità di vita ad altre persone. Sempre nell’ambito del volontariato è stato membro del Rotary Club di Forlì, in cui entrò nel 1968, fu presidente nell’anno 1980/1981 e ricevette un encomio per i 50 anni di appartenza da parte del presidente internazionale. Per i suoi meriti professionali e per la sua attività nell’ambito del volontariato gli fu anche riconosciuta l’onoreficienza di Commendatore della Repubblica Italiana.

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